La Poesia degli “Zingari”
La letteratura zingara “scritta” č formata in primo luogo dalla trasposizione per iscritto della tradizione orale.
Al suo interno trova posto un’ampia produzione poetica, espressione dei sentimenti che nascono dalle esperienze di vita quotidiana o dal desiderio di una riscoperta dei valori tradizionali fondamentali.
Il processo di emancipazione sul piano sociale e politico iniziato negli ultimi decenni ha posto le basi per la formazione di un’élite intellettuale zingara. La riscoperta di valori importanti, tra cui l’uso della lingua materna, ha tra le altre cose, indotto alcuni Rom e Sinti tra i piů sensibili a far compiere un salto di qualitŕ alla tradizione narrativa zingara, favorendo un passaggio dalla forma orale alla forma scritta.
Un esempio della sensibilitŕ che sgorga dall’animo dei Rom e dei Sinti ci viene data da queste poesie composte da vari autori appartenenti a gruppi diversi.
Zingaro bulgaro, nato nel 1929 durante una sosta della carovana sulle rive del fiume Vit.
La poesia che segue fa parte di una serie di componimenti autobiografici. In essa egli narra il momento della sua nascita che coincide con quello della morte di sua madre…
Nascita nell’accampamento
Sono nato tra le vecchie tende,
in mezzo al vociare degli Zingari
che narrano al lume di luna
la favola d’un bianco paese lontano.
Son nato nella miseria, tra i campi
lungo i l Beli Vit, sotto i piangenti salici,
dove l’angoscia trivella i cuori
e la fame pesa nella bisaccia della farina.
Son nato in un giorno triste d’autunno,
lungo la strada avvolta nella nebbia,
dove il bisogno piange assieme ai piů piccini
e il dolore stilla terso tra le ciglia.
Son nato, e la mia madre moriva.
Il vecchio padre mi lavň nel fiume:
per questo č forte oggi il mio corpo
ed il sangue mi scorre dentro impetuoso.
Rom xoraxano nato a Banja Luka l’11/2/1950 da una famiglia ormai sedentarizzata.
Divenuto adulto Semso decise di chiudere per sempre l’uscio di casa e ridiventare nomade, realizzando in tal modo un sogno che egli aveva fin da bambino.
Egli vive con perfetta coerenza la sua scelta,condividendo gioie ansie e dolori della sua gente, spostandosi di paese in paese, subendo spesso i torti e le umiliazioni che la societŕ dei gagé impone a chi vive in maniera diversa.
Vincitore del terzo premio di poesia nell’edizione 1986 del concorso ”Nosside” (Messina), egli esprime attraverso parole semplici sentimenti profondi e intensi.
| Ánde mol hi o chachipé Ánde mol hi o chachipé i sa me tehariná sa mi túga the mi bax, me asvá, mo barvalipé, mi ljubáv, mo sastipé. Man víshe níko ináj po thém, ináj ma amalá, josh sámo achilá mi tsáhra, me ichardé chemáne, me teharináke bahvaljá. Bistardém kaná trézno semá Mo razúm e mol lijá. Kaná meráva, mató ka aváv, Pála nikaté ináj shukár, mánge hi shukár i gadijá. |
Ánde mol hi o chachipé (traduzione) Nel vino č la veritŕ e tutti i miei mattini tutta la mia tristezza e la mia fortuna le mie lacrime, la mia ricchezza, i miei amori, la mia salute. Non ho piů nessuno al mondo, non ho amici, mi č rimasta solo la tenda, i miei violini spezzati, i miei venti mattutini. Ho dimenticato il tempo in cui ero sobrio la mia ragione se l’č presa il vino. Quando morirň sarň anche allora ubriaco. Per gli altri cosě non č bene, ma a me sta bene cosě. |